Intervista all’autrice Marta Cherubini

Intervista all’autrice Marta Cherubini

AltroMondo Editore ha intervistato Marta Cherubini, autrice del libro L’uomo di Selinunte.

 

Da dove nasce lidea di questo libro?

L’idea di questo libro non nasce da un’ispirazione unica e organica, ma piuttosto dalla necessità di far ordine tra osservazioni, domande, dubbi esistenziali e risposte provvisorie che ho incontrato e maturato nel corso della mia vita.
La storia infatti non si regge su una trama forte, ma è un incontro di personaggi e situazioni che diventano spunti di riflessione e occasione per nuove domande.
Domande che l’uomo si fa da sempre, in fondo. Come quella sulla felicità possibile.
Tra i personaggi che attraversano le pagine del libro vediamo infatti una donna che ha tutto ciò che si può chiedere alla vita, ma che lotta con la depressione; un’altra donna, visionaria entusiasta, che si sfracella contro il muro della realtà.
C’è poi chi si sfinisce aspettando una possibilità per adagiarsi infine sul pianerottolo di un’attesa senza limiti e preservarsi così dalla delusione.
E c’è anche chi guarda in faccia la paura  del nulla e trasforma la consapevolezza tragica in un ironico distacco.
Nessuna di loro riesce ad essere felice.
In questo quadro anch’io allora mi chiedo: esiste una felicità possibile?

Qual è il messaggio che ha voluto veicolare tra le pagine?

In questo romanzo ho cercato di parlare dell’amore, della morte, dell’amicizia, del tempo, del rapporto con i figli, con i genitori e con tutti quelli che si incontrano nel recinto della quotidianità e che, pur quando siano vicinissimi, restano lontani.
Piani diversi di un diorama. La realtà che appare come una proiezione sulle pareti della mente.
Il pensiero va soprattutto alle relazioni tra gli esseri umani, al ponte impossibile che permette di sentire ciò che l’altro sente, di capire ciò che l’altro dice.
Passando dall’uno all’altro, emozioni, pensieri e sentimenti subiscono trasformazioni, impercettibili magari, ma non sono più gli stessi.
Quelle che abbiamo dentro di noi rimangono parole intraducibili, che nel passaggio comunicativo finiscono tutt’al più – come direbbe Eco – per “dire QUASI la stessa cosa”.
Una comunicazione intatta sembra avvenire solo in una dimensione irrazionale, com’è tra Maura e suo fratello Saverio. Ma le ali della telepatia sono troppo fragili per reggere al vento della storia.
Se devo sintetizzare in poche parole, posso dire che il mio messaggio è di nuovo una domanda: Riusciamo mai a comunicare davvero con gli altri o siamo condannati a parlarci attraverso uno schermo deformante?

Che consiglio vuole dare ai lettori che si approcciano alla lettura del suo libro?

Non ho consigli particolari da dare, ma mi piacerebbe che il mio libro offrisse qualche spunto di riflessione sul senso che ciascuno vuole dare alla propria vita.

Perché proprio Selinunte?

Perché è accaduto davvero ed è accaduto a Selinunte. L’esperienza che racconto – l’incontro mancato tra due sconosciuti le cui strade casualmente si incrociano – è qualcosa che è accaduto a me, una sera di molti anni fa.
Può sembrare un fatto banale: quante volte in una giornata incontriamo qualcuno sulla nostra strada e passiamo oltre? Non può essere che così, in fondo. Come potremmo entrare in contatto con le migliaia di esseri che condividono con noi il tempo e il luogo della loro vita?
Eppure quell’incontro mai avvenuto ha mosso in me un’emozione forte e la necessità di cercare risposte. E mi sono chiesta se non sia sempre così, anche con quelli che frequentiamo e che crediamo di conoscere.
Fino a che punto ci conosciamo davvero? Dove si trova quell’atomo pesante dell’esistenza in cui avviene il contatto tra esseri umani?

Cos’è per lei leternità di cui parla spesso nel suo libro?

L’eternità non è una questione di tempo, più o meno lungo. L’eternità è qualcosa che, per quanto ne parli, l’uomo non potrà mai comprendere.
È qualcosa fuori di noi, che tuttavia ci attrae come un richiamo siderale.
In fondo, quello che possiamo avere da una stella è solo una luce lontana, ma ugualmente ci incanta.
Quello che possiamo capire dell’eternità è solo un pensiero senza contorno. Ma quel pensiero contiene tutto quello che non abbiamo mai avuto né avremo mai.
E come una stella ci regala un’impareggiabile nostalgia di infinito.

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