PREMIO LETTERARIO INCIPIT
REGOLAMENTO
AltroMondo editore con il patrocinio di Confesercenti Padova e Ce.s.co.t.
Veneto, indìce e promuove la prima edizione del Premio Letterario Nazionale
Incipit
Il concorso si articola in un’unica sezione, dedicata al racconto italiano.
Non è prevista alcuna tassa di iscrizione.
La data ultima di presentazione delle opere è stabilita per il 31 maggio 2008 (farà fede la data del timbro postale).
I racconti dovranno essere inviati in triplice copia cartacea alla Giuria
Tecnica presso:
CONCORSO INCIPIT
ALTROMONDO EDITORE
Casella Postale 107
30039 STRA (VE)
Allegare al testo anche i seguenti dati:
- nome e cognome
- indirizzo
- numero telefonico fisso e/o mobile
- indirizzo di posta elettronica.
N.B. Evitare tassativamente posta celere e invii tramite posta elettronica. I manoscritti saranno rifiutati.
Sarà premiato il miglior racconto in lingua italiana secondo le modalità sotto indicate.
1. Possono concorrere al premio racconti inediti, di qualsiasi genere letterario, che abbiano come condizione obbligatoria e necessaria l’incipit dato, scritto dal noto scrittore e giallista Carlo Lucarelli, fornito sul sito web www.altromondoeditore com alla pagina www.altromondoeditore.com/incipit
2. La lunghezza di tali racconti non deve superare le 10 cartelle (pagine in formato A4), scritte in carattere time new roman 12 senza formattazione alcuna.
3. I primi dieci classificati saranno pubblicati in una prestigiosa antologia che sarà distribuita a livello nazionale.
4. La giuria renderà noti i risultati entro il mese di settembre, in sequenza numerica di merito ( da l 1° al 10° ) inderogabilmente e inoppugnabilmente.
5. I finalisti saranno resi noti tramite mezzo stampa nonché per diretta comunicazione, sul sito web della casa editrice e tramite news letter.
6. La cerimonia di premiazione si terrà in data e luogo da destinarsi.
Per qualsiasi informazione:
Tel. +39 0444/1801354
Fax +39 0444/1720334
email info@altromondoeditore.com
Ecco l'incipit
Rilevai Ferretti alle quattro e dieci. Non era proprio il mio turno, ma Valle era un anziano del settimo scaglione e a uno che si fa una polveriera a venti giorni dalla fine bisogna almeno risparmiargli il turno di notte, e così il caporale svegliò me, che ero solo del secondo. Muto e compresso e allucinato dal sonno, con il fucile su una spalla e la coperta sotto braccio, lo seguii fino al cancello che chiudeva la Zona Attiva e salii da solo per il sentierino che portava alla mia altana, la numero 10, dove Ferretti di certo dormiva, dietro al fucile che spuntava dalla feritoia.
Invece no, non dormiva.
"Alt! chi va là!" urlò nel silenzio frusciante della notte e io, col fiato troncato dai gradini di pietra troppo alti, sorrisi, senza rispondergli.
"Alt! chi va là!" urlò di nuovo, più cattivo, e allora io mi fermai, ansante e un po' preoccupato.
"Ohè, non fare cazzate!" dissi forte, agitando un braccio, "sono io... guarda che salgo..."
Mi arrampicai sugli ultimi gradini e arrivai allo spiazzo terroso e spelacchiato su cui si alzavano le gambe di cemento dell'altana. Ferretti stava scendendo in fretta, vedevo il suo sedere ondeggiare sulla scaletta di metallo, dritta, con l'elmetto appeso al cinturone che sbatteva contro la ringhiera. Saltò a terra accanto a me, col fucile stretto lungo il fianco e il basco di traverso. Era pallido, e aveva gli occhi spalancati, ancora più allucinati dei miei.
"Ti sei svegliato male?" gli dissi, "se lo sapevo ti lasciavo dormire..."
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